"Il dado è tratto."Questa locuzione famosissima viene solitamente utilizzata quando si vuole indicare che è stata presa una decisione dalla quale non è più possibile tornare indietro. Se le cose sono andate come dovevano andare, state già camminando nel sentiero che vi condurrà al vostro futuro di professionisti.
Dovete sapere che la vita alla quale siete abituati subirà notevoli cambiamenti. Per le scelte fatte, vi potreste trovare lontani da casa, in città mai viste prima e a condividere un appartamento con persone sconosciute.
Ma è proprio questo il bello. Il vivere fuori sede, o comunque anche il semplice dire: "Domani, vado in università" vi trasmetterà quel pizzico di responsabilità in più che mancava.
Ma essere responsabili vuol dire anche essere consapevoli.
Ve lo dico chiaro e tondo: solo con tanti anni di sacrificio otterrete il così tanto agognato premio della laurea.
Con il passare del tempo vi accorgerete che principalmente sarà necessaria una cosa: la costanza. Sì, perché essere costanti, e a volte addirittura testardi, è quello che serve. Tenaci e pronti a buttare il cuore oltre l'ostacolo, che sarà sempre più grande a mano a mano che supererete esame dopo esame.
Ora che siete "Matricole" vorrei condividere con voi alcuni accorgimenti che per me si sono rivelati fondamentali. Lo so, alcuni di questi potranno sembrarvi quasi cavolate, ma vi giuro che da ognuno di essi, ne potrete trarre giovamento.
1. Che tipo è il professore??!
Domanda da 1 milione di dollari. Direi che questo è il primo aspetto cruciale da affrontare. Che non me ne vogliano i docenti, ma molti di loro sono volubili, egocentrici, spocchiosi e soprattutto molti di loro sono stufi di spiegare ai "soliti stupidi ragazzi" le "solite stupide cose".
Vi auguro di trovarne il meno possibile, ma preferisco partire prevenuto.
Fin dalle prime lezioni cercate di inquadrarlo bene. Cogliete quali sono i suoi punti deboli e quali sono le cose sulle quali non transige. Preparatevi ad affrontarlo in una battaglia in cui lui è armato di bazooka e voi di un fucile a piumini scarico.
2. Chiedete in giro.
Non siate timidi, chiedete in giro qualunque momento. Amici, amici di amici, bidelli, segreteria, forum, bacheche e professori stessi. Se chiedere è lecito, rispondere è cortesia.
I feedback che riceverete dovranno essere poi filtrati dal vostro buonsenso ma in ogni risposta c'è sempre un fondo di verità.
3. Create un team.
Siete immersi in un mondo nuovo e vi dovrete confrontare con persone che non conoscete. Nei primi giorni dovrete essere bravi ad inquadrare le persone che possono condividere con voi una parte del percorso di studi.
A me, forse per il mio carattere estremamente estroverso, è stato molto semplice.
Dopo una settimana sapevo chi era più in gamba di me, chi erano i prodigi della facoltà e chi se la sarebbe cavata più o meno in tempi e con fatiche simili alle mie. Allacciate i rapporti con chi pensate sia in grado di essere un fido compagno negli anni del corso; mal comune, mezzo gaudio.
4. Dividetevi i compiti.
Non significa: "Te vai a lezione che io me la dormo, dopo studiamo insieme il pomeriggio...". Così non arriverete a natale del primo anno.
Dividersi i compiti vuol dire, ad esempio, scambiarsi opinioni sulla lezione, passarsi appunti, elaborare argomenti differenti per poi presentarli ai membri del gruppo. L'unione fa la forza, non c'è frase più vera in questo contesto.
5. Metro di misura.
Siano lodate Flavia e Francesca! A suo tempo queste due mie colleghe erano il punto di riferimento di molti studenti della facoltà e lo erano anche per me. Furono tra le prime a finire gli esami e ad elaborare degli appunti sui quali mezza facoltà ha studiato. Io presi loro come "calibro" per stimare le tempistiche con la quale prepararmi agli esami.
"Allora... se loro ci hanno messo 20 giorni a preparare l'esame "X" a me ne servono almeno 30..."
Così feci per tutta la triennale, ottenendo dei buonissimi risultati.
Usate anche voi qualcun'altro per tararvi sui tempi. Se invece preferite la carriera da solisti o siete così bravi da essere il punto di riferimento della facoltà, sentite quelli degli anni precedenti, male non vi farà.
6. Occhio a non bruciarsi!
Durante i primi giorni, vi consiglio vivamente di essere come fantasmi.
Non in prima fila né in ultima, non in mezzo davanti ai prof.
Defilatevi, terza o quarta fila va benissimo.
Perchè??!
I professori sono molto fisionomisti e, in più, amano "scherzare".
Se siete deboli di cuore e non volete essere interpellati, chiamati alla lavagna o addirittura temete di essere derisi dalla risposta che potreste dare, non fatevi notare. Mi ricordo ancora quando il professore di analisi 1 scambiò un ragazzo per una ragazza sentendolo parlare. L'intera classe scoppiò in una fragorosa risata, coperta solo dal fragoroso crepitolio dell'autostima del ragazzo frantumata in un microsecondo.
Per la cronaca, il ragazzo non arrivò a Pasqua del secondo anno.
Non aprite bocca, a meno che non siate veramente in grado di sostenere il peso di tutti gli occhi dell'aula puntati addosso, sia che stiate dicendo una cosa giustissima che una gran michiata.
Godetevi lo spettacolo da dietro le quinte. Ci sarà il vostro momento di rivincita, anche con i professori.
7. Siate estroversi.
Il mondo è pieno di persone brillanti. Conoscetene quante più potete. Il loro pensare può arricchirvi come persona e come bagaglio culturale.