domenica 23 ottobre 2016

"Alea Iacta Est"

"Il dado è tratto."
Questa locuzione famosissima viene solitamente utilizzata quando si vuole indicare che è stata presa una decisione dalla quale non è più possibile tornare indietro. Se le cose sono andate come dovevano andare, state già camminando nel sentiero che vi condurrà al vostro futuro di professionisti.

Dovete sapere che la vita alla quale siete abituati subirà notevoli cambiamenti. Per le scelte fatte, vi potreste trovare lontani da casa, in città mai viste prima e a condividere un appartamento con persone sconosciute. 
Ma è proprio questo il bello. Il vivere fuori sede, o comunque anche il semplice dire: "Domani, vado in università" vi trasmetterà quel pizzico di responsabilità in più che mancava.
Ma essere responsabili vuol dire anche essere consapevoli. 
Ve lo dico chiaro e tondo: solo con tanti anni di sacrificio otterrete il così tanto agognato premio della laurea.

Con il passare del tempo vi accorgerete che principalmente sarà necessaria una cosa: la costanza. Sì, perché essere costanti, e a volte addirittura testardi, è quello che serve. Tenaci e pronti a buttare il cuore oltre l'ostacolo, che sarà sempre più grande a mano a mano che supererete esame dopo esame.

Ora che siete "Matricole" vorrei condividere con voi alcuni accorgimenti che per me si sono rivelati fondamentali. Lo so, alcuni di questi potranno sembrarvi quasi cavolate, ma vi giuro che da ognuno di essi, ne potrete trarre giovamento.

     1. Che tipo è il professore??!

Domanda da 1 milione di dollari. Direi che questo è il primo aspetto cruciale da affrontare. Che non me ne vogliano i docenti, ma molti di loro sono volubili, egocentrici, spocchiosi e soprattutto molti di loro sono stufi di spiegare ai "soliti stupidi ragazzi" le "solite stupide cose". 

Vi auguro di trovarne il meno possibile, ma preferisco partire prevenuto.
Fin dalle prime lezioni cercate di inquadrarlo bene. Cogliete quali sono i suoi punti deboli e quali sono le cose sulle quali non transige. Preparatevi ad affrontarlo in una battaglia in cui lui è armato di bazooka e voi di un fucile a piumini scarico.

     2. Chiedete in giro.

Non siate timidi, chiedete in giro qualunque momento. Amici, amici di amici, bidelli, segreteria, forum, bacheche e professori stessi. Se chiedere è lecito, rispondere è cortesia.
I feedback che riceverete dovranno essere poi filtrati dal vostro buonsenso ma in ogni risposta c'è sempre un fondo di verità.

     3. Create un team.

Siete immersi in un mondo nuovo e vi dovrete confrontare con persone che non conoscete. Nei primi giorni dovrete essere bravi ad inquadrare le persone che possono condividere con voi  una parte del percorso di studi.
A me, forse per il mio carattere estremamente estroverso, è stato molto semplice. 
Dopo una settimana sapevo chi era più in gamba di me, chi erano i prodigi della facoltà e chi se la sarebbe cavata più o meno in tempi e con fatiche simili alle mie. Allacciate i rapporti con chi pensate sia in grado di essere un fido compagno negli anni del corso; mal comune, mezzo gaudio.

     4. Dividetevi i compiti.

Non significa: "Te vai a lezione che io me la dormo, dopo studiamo insieme il pomeriggio...". Così non arriverete a natale del primo anno. 
Dividersi i compiti vuol dire, ad esempio, scambiarsi opinioni sulla lezione, passarsi appunti, elaborare argomenti differenti per poi presentarli ai membri del gruppo. L'unione fa la forza, non c'è frase più vera in questo contesto.

     5. Metro di misura.

Siano lodate Flavia e Francesca! A suo tempo queste due mie colleghe erano il punto di riferimento di molti studenti della facoltà e lo erano anche per me. Furono tra le prime a finire gli esami e ad elaborare degli appunti sui quali mezza facoltà ha studiato. Io presi loro come "calibro" per stimare le tempistiche con la quale prepararmi agli esami. 
"Allora... se loro ci hanno messo 20 giorni a preparare l'esame "X" a me ne servono almeno 30..." 
Così feci per tutta la triennale, ottenendo dei buonissimi risultati.
Usate anche voi qualcun'altro per tararvi sui tempi. Se invece preferite la carriera da solisti o siete così bravi da essere il punto di riferimento della facoltà, sentite quelli degli anni precedenti, male non vi farà.

     6. Occhio a non bruciarsi!

Durante i primi giorni, vi consiglio vivamente di essere come fantasmi.
Non in prima fila né in ultima, non in mezzo davanti ai prof. 
Defilatevi, terza o quarta fila va benissimo. 
Perchè??! 
I professori sono molto fisionomisti e, in più, amano "scherzare". 
Se siete deboli di cuore e non volete essere interpellati, chiamati alla lavagna o addirittura temete di essere derisi dalla risposta che potreste dare, non fatevi notare. Mi ricordo ancora quando il professore di analisi 1 scambiò un ragazzo per una ragazza sentendolo parlare. L'intera classe scoppiò in una fragorosa risata, coperta solo dal fragoroso crepitolio dell'autostima del ragazzo frantumata in un microsecondo.
Per la cronaca, il ragazzo non arrivò a Pasqua del secondo anno.
Non aprite bocca, a meno che non siate veramente in grado di sostenere il peso di tutti gli occhi dell'aula puntati addosso, sia che stiate dicendo una cosa giustissima che una gran michiata.
Godetevi lo spettacolo da dietro le quinte. Ci sarà il vostro momento di rivincita, anche con i professori.

     7. Siate estroversi.

Il mondo è pieno di persone brillanti. Conoscetene quante più potete. Il loro pensare può arricchirvi come persona e come bagaglio culturale.

domenica 9 ottobre 2016

Scegliere l'università che fa per te

A questo punto, ognuno di voi ha trovato qual'è l'indirizzo più attinente alle sue caratteristiche, ma non ha ancora individuato la sede della facoltà. 
Mi spiego meglio.
Avete compilato la mappa mentale e avete utilizzato il metodo della bussola. Risultato: aspirate a diventare avvocato quindi avete deciso di frequentare giurisprudenza. Ma quale, tra le centinaia facoltà di giurisprudenza, scegliere? Meglio Pubblica o Privata? Meglio Roma o Milano??
In questo post voglio fornirvi informazioni,oggettive e certificate, a riguardo.

Non tutti sanno che le università sono sottoposte ad "Audit", ovvero a valutazione, eseguite da personale qualificato. Lo scopo della misurazione e quello di valutare parametri come: la qualità e quantità delle nozioni elargite, il tempo medio che un laureato impiega per trovare lavoro, la preparazione dei neolaureati in ogni singola facoltà italiana.
Questi enti valutatori, elaborano, a fine anno, un report accessibile a tutti, che viene pubblicato nel loro sito. In questa sede vorrei parlarvi, in particolare di due agenzie, che ogni anno si impegnano, elaborando statistiche e fornendo, a coloro che vogliono intraprendere una carriera universitaria, dati tangibili e imparziali.

Il primo di cui vorrei parlarvi è un'agenzia, che lavora a livello nazionale, di nome ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca). 
Se cliccate sul link, vi si aprirà direttamente una pagina nella quale potrete trovare diversi contenuti scaricabili e consultabili senza iscrizioni.
In sintesi, ANVUR si è presa la briga di suddividere (e valutare) tutte le facoltà italiane in 14 aree differenti, quali: 
  1. Scienze Matematiche e Informatiche, 
  2. Scienze Fisiche, 
  3. Scienze Chimiche, 
  4. Scienze della Terra, 
  5. Scienze mediche, 
  6. Scienze agrarie e Veterinarie, 
  7. Ingegneria Civile, 
  8. Architettura, Ingegneria 
  9. Industriale e dell'automazione, 
  10. Scienze dell’Antichità Filologico-letterarie e Storico-Artistiche, 
  11. Scienze Storiche Filosofiche e Pedagogiche, 
  12. Scienze Psicologiche, 
  13. Scienze Giuridiche, Scienze Economiche
  14. Statistiche e Scienze Sociali e Politiche
Passiamo ora ai contenuti del sito.
Nella tabella 1: VOTO MEDIO ED ECCELLENZA NELLE 14 AREE, sono stati riportati: il valore medio nazionale, passatemi il termine, "della qualità" di ciascun settore e la percentuale dei prodotti eccellenti che da li fuoriescono (vedi legenda).
E' ovvio quindi che, tanto più una facoltà si trova al di sopra del valore medio, tanto più è in grado di garantire una migliore formazione per lo studente. Vi riporto uno screen della tabella 1


Come potete notare, le aree sono 14, (alcune sono divise in sezioni a e b come ad esempio ingegneria e architettura, che compongono il settore 8), e, per ognuna di esse, è stata riportata la media nazionale e la percentuale di prodotti eccellenti. In prima battuta quindi, se volessimo scegliere una "buona facoltà", basterebbe trovarne una con valori maggiori del valore medio nazionale; se ricerchiamo l'eccellenza invece, andremmo a scegliere quella con valori il più possibile sopra alla media.



La ricerca delle eccellenza è stata agevolata grazie all'introduzione della tabella 4: UNIVERSITA' AL TOP IN TUTTE LE AREE. nel file troverete le università suddivise, in base alla loro affluenza, in grandi, medie e piccole.

Qui sopra, vi riporto uno screen che riguarda le"grandi università".
La graduatoria premia le strutture che hanno lo scarto maggiore tra il numero di aree “azzurre” e “verdi” e il numero di aree “rosse”. Nei casi di ex equo, è stato considerata come migliore la struttura che ha il numero maggiore di aree "verdi". Come possiamo vedere, Padova eccelle in molte aree.

Nella tabella:Le Università al top: Grandi Strutture troverete i risultati di tutte le facoltà in tutte le aree. Non posso non dire che in questa tabella, compare anche la facoltà di Ingegneria di Perugia, con un valore decisamente sopra alla media ovvero 1,31.



Il secondo sito di cui vorrei parlarvi è ALMALAUREA.
Il Consorzio Interuniversitario di Almalaurea è una piattaforma che fa da tramite tra neolaureati e il mondo del lavoro.
Oltre a contenere le offerte di lavoro pubblicate direttamente delle aziende, sono presenti delle statistiche che riguardano l'esito occupazionale di tutti gli studenti delle facoltà che partecipano al progetto.
La ricerca è piuttosto semplice. Una volta cliccato sul link, passate sopra il label "studenti e laureati". Cliccate sul campo "esiti occupazionali" e compilate gli spazi vuoti con l'ausilio dei menù a tendina. Vi sarà piuttosto facile, trovare i risultati dell'università che vi interessa (a patto che partecipi al progetto Almalaurea) e farvi un'idea di che aria tira.
Questi, ad esempio, sono gli esiti occupazionali della facoltà di giurisprudenza di Bologna.
























Ora che avete scelto anche la facoltà, non vi resta che rimboccarvi le maniche, farvi un grosso in bocca al lupo e andare... ma prima, per ingranare alla grande, vi consiglio di leggere il prossimo post!!!

giovedì 6 ottobre 2016

MAI RIMANDARE A DOMANI QUELLO CHE PUOI BENISSIMO FARE DOPODOMANI


Rimanendo sul tema della scelta, la citazione di Mark Twain che fa da titolo di questo post è l'argomento centrale dell'esperienza di Benedetta, carissima amica e compagna di corso con la quale ho condiviso gli alti e i bassi che la facoltà di ingegneria civile di Perugia ci riservava. 

Vi riporto direttamente i suoi pensieri a riguardo.

"MAI RIMANDARE A DOMANI QUELLO CHE PUOI BENISSIMO FARE DOPODOMANI"



Procrastinare dal latino “cras”: ”domani”, rinviare dall’oggi al domani allo scopo di guadagnare tempo o addirittura con l’ intenzione di non fare quello che si dovrebbe.
Non vi è mai successo di trovare più interessante navigare in internet piuttosto che studiare quella formula ostrogota di analisi matematica? O preferire di passare da un social ad un altro invece che imparare a memoria quell’antipatico articolo di diritto? 
Sfogliare riviste di moda ,di motori e macchine al posto di imparare a memoria tutto il libro di anatomia? E via dicendo, non me ne vogliano le altre facoltà!
A me è capitato molte, moltissime volte !!!
Sicuramente avrete letto molti articoli, guide, libri su come smettere, su quanto sia sbagliato procrastinare, su strategie e tecniche per non farlo (e ammetto di averlo fatto anche io). E se procrastinare di tanto in tanto non fosse così deleterio???

Chi sono io per dirvi se è giusto o sbagliato??
Mi presento: nome: Benedetta (“chissà se è un segno”), Età: 26 anni, segni particolari :studentessa di ingegneria (che se ne dica, le donne sono in minoranza ad ingegneria).

Secondo me ci sono situazioni nelle quali procrastinare può essere un chiaro messaggio del nostro cervello: ”HAI BISOGNO DI UNA PAUSA”.

Mi spiego meglio. Durante la giornata bisogna essere sempre brillanti, creativi, attenti, concentrati per stare al passo con i tempi, per tenersi stretto quel posto di lavoro, per ottenere risultati positivi agli esami, per produrre di più; a volte siamo così presi dalla nostra quotidianità frenetica che ci siamo dimenticati di riposare. 
Il cervello per funzionare al meglio ha bisogno di “ricaricare le pile” ,è  in questi casi che procrastinare è un chiaro segnale di “STOP, HO BISOGNO DI UNA PAUSA”!!!
Quindi, cari futuri studenti o forse già matricole o forse semplicemente studenti dopo un esame, prendetevi del tempo per voi, fate ciò che amate, divertitevi, rilassatevi.(prima no!)
E mi sento di darvi un consiglio che mi fu dato dal mio carissimo amico, fondatore di questo blog, Marco :
“Per forza non si fa nemmeno l’ aceto”. 
Questo è stato uno dei suoi motti che mi ha svoltato moltissime giornate. Spesso (o perlomeno così è successo a me) ci sentiamo obbligati a fare cose che non ci va di fare, per esempio studiare; e quindi leggiamo una pagina e poi chiamiamo un’ amica, poi rileggiamo la stessa pagina dopo la chiamata perché già abbiamo dimenticato il contenuto e guardiamo in chat se c’è qualcuno con cui scambiare due chiacchiere oppure usciamo a fare la spesa anche se abbiamo riserve di cibo e liquidi per ospitare una squadra di calcio per mesi e mesi. Insomma PROCRASTINIAMO .
E Allora, tra le tante chiamate che facevo nei miei periodi di procrastinazione, sentivo ripetermi questa frase e in quel momento lì mi sentivo viva, libera di scegliere. E così, dopo quel giorno di riposo di cui avevo bisogno (ma non me ne ero resa conto), ricominciavo con più grinta di prima nello studio. 
Quindi non sentitevi in colpa per esservi presi un po’ di tempo per voi!
E se procrastiniamo, perché non facciamo qualcosa di importante per noi o che non ci rende felice? Voi che ne pensate?? Si lo so, sono pesante, quindi vi abbraccio tutti, vi saluto e vi auguro una buona settimana. Hasta Luego!


Benedetta

mercoledì 5 ottobre 2016

La Mappa Mentale

Cosa è una “Mappa Mentale”?

Al termine dei miei studi (purtroppo solo al termine direi), decisi di comprare un libro di cui avevo sentito parlare. Il libro in questione è stato scritto da Tony Buzan, circa una trentina di anni fa. Si intitola “Mappe Mentali”.

Incuriosito dal successo che ancora oggi riscuote, decisi di comprarlo su due piedi, spinto dalla voglia di conoscere le potenzialità del mio cervello e della mente umana in generale.
La sera stessa che mi è stato consegnato mi misi a leggerlo; il contenuto mi prese a tal punto che feci fatica a chiuderlo per andare a dormire.
Ma cosa c’era scritto dentro?! Cercherò di riassumerlo e vi spiegherò in cosa possono essere utili le mappe mentali.

La prima parte del libro, parla di come funziona il cervello e di come funziona la nostra memoria.
La capacità di “immagazzinare e produrre” è relaziona sia il nostro "io psicologico" che al nostro "io fisiologico". In sostanza, il cervello è una smisurata “rete stradale” per le informazioni, dove tutte le strade sono collegate. Ovviamente ci sono strade più grandi e trafficate ma ce ne sono anche di più piccole. Cosa particolare: per quanto sembri strano, non esistono vicoli.
Proprio per questo motivo il nostro cervello è in grado di stabilire connessioni, tra una strada e l’altra, senza problemi, modificando in tempo reale “il tracciato stradale”. Siamo in grado di relazionare concetti partendo da un nucleo centrale e arrivando fino a diramazioni più piccole per poi ricollegarli a qualcosa di più grande. Tutto questo è infatti fisiologicamente dovuto alla struttura fisica dei neuroni (o meglio della rete neuronale), che sono composti da una parte centrale detta, appunto, nucleo da cui partono dei rami detti dendriti (simili ai tentacoli di un polipo).
Un altro aspetto fondamentale sottolineato nel libro, riguarda il modo di pensare del cervello.
Ve lo spiego con una semplice prova:
si vi dico: “AUTO” cosa vi si focalizza nel cervello?
Scommetto che nessuno di voi ha focalizzato le lettere “A - U - T - O” che compongono la parola.
Tutti noi, me compreso, al suggerimento della parola “AUTO” avremo focalizzato L’IMMAGINE, NON LA PAROLA. 
Vengo subito al dunque: Il signor Tony Buzan in persona, critica nel suo libro il modo che ci viene insegnato a scuola nel prendere appunti e io approvo in pieno. Ora quello che vi frullerà in testa sarà qualcosa del tipo: “ Ho preso anni e anni di appunti su fogli scrivendo parole… e ora mi venite a dire che era meglio fare qualche disegnino?!” Ebbene sì.
Vi riporto un’ esperienza provata direttamente sulla mia pelle.

Da piccolo ero una macchina. Leggevo e imparavo a memoria quasi tutto. Lessi tre “Libri dei Guinness” e me ne ricordavo tantissimi, tant’è che in campeggio ero diventato una celebrità. Stessa cosa per i film; di alcuni so i dialoghi a memoria.
Andando avanti con il tempo però, specialmente frequentando l'università, ho plasmato il mio modo di immagazzinare informazioni non in maniera puramente mnemonica ma in maniera logica. Non potendo imparare a memoria interi libri pieni di formule, costruivo un ragionamento logico che giustificasse ogni passaggio matematico. Ma ogni volta che si presentava una lista di termini, specifici o meno (per assurdo anche quella della spesa!) non riuscivo ad impararla. Era un vero e proprio disagio.
Il giorno antecedente il mio secondo colloquio di lavoro, poco dopo aver letto il libro, decisi di creare la mia mappa mentale per ricordarmi tutto quello che c’era da sapere sul World Class Manufacturing, compresi i nomi dei dieci pilastri fondamentali, per arrivare preparato all’incontro. 
Dopo aver creato e personalizzato la mia mappa mentale, me li ricordavo tutti e con molta facilità.
La mappa mentale è diventata per me una cosa indispensabile. 
Gli utilizzi sono vari: attraverso essa si possono prendere appunti, divulgare/spiegare concetti, organizzare e perfino compiere delle scelte.
È ovvio che con la pratica, questa tecnica diventerà sempre più efficacie. Ecco come si presentava la mia prima mentale.
Mappa Mentale sul World Class Manifacturing
Vediamo ora come utilizzarla, per riordinare le idee e concentrare tutto l’occorrente in un unico spazio.
  •  L’ideale è utilizzare un foglio di carta bello grande, direi almeno un A3, o meglio una lavagna o una vetrata (a patto che scriviate con pennarelli che si possano cancellare!!)
  • In mezzo al foglio, riportate il nucleo, ovvero il tema centrale che volete rappresentare. Cercate rappresentarlo con un disegno ben definito non con parole. Se pensiamo alla laurea ad esempio, sforzatevi di disegnare qualcosa che la rappresenti, come una bella corona di alloro o un cappello di quelli che si mettono per la proclamazione.
  • Una volta realizzato il nucleo in maniera soddisfacente, armatevi di pennarelli. Fate partire dal centro una linea, di un solo colore, che si muove verso i bordi del foglio. Questa linea, dovrà essere tanto più sottile quanto più si avvicina ai bordi. Se potete, non disegnate linee "che sembrano statiche" ma fate in modo portino con loro una sorta di moto nel foglio. Avete appena disegnato il primo tentacolo. Ripetete il procedimento fino a creare 6-7 linee, ognuna di un colore diverso.
  • Ora nella prima parte dei tentacoli, scrivete le macro argomenti che più sono relazionate al vostro nucleo centrale (ad esempio se il vostro nucleo è l’università, potete scrivere sui vari rami parole come “lavoro”, “futuro”, “speranza”, “fatica”, “trasferimento” e così via). Dove potete, aggiungete sempre disegni o meglio, sostituite la parola con l’immagine. Non preoccupatevi, se le parole non vi soddisfano sentitevi liberi di prendere un altro foglio e ricominciare da capo. La realizzazione di una mappa mentale non è immediata, prevede infatti un procedimento iterativo. Ricominciate anche se trovate una nuova parola che può racchiudere due macro categorie (“Indipendenza”, ad esempio, può racchiudere in sé sia l’argomento “lavoro” che l’argomento “futuro”).
  • Una volta compilati i rami principali, procedete creandone dei secondari, questa volta di spessore minore rispetto al principale. Anche qui, riempiteli inserendo, dove potete, disegni e non parole. In generale le dimensioni dei caratteri dovranno essere più piccole di quella del ramo principale. Sviluppate quindi il ramo principale in tutte le sfaccettature che ritenete necessario. Fate così per quanti rami ritenete necessario mantenendo la logica "ramo più piccolo, dimensione del carattere più piccolo". (Es.“Indipendenza” può avere come rami secondari “lavoro” e “futuro” che a loro volta possono avere rami più piccoli come “sicurezza economica”, “stabilità” e “famiglia”).
  •   E’ importante lasciare qua e là qualche ramo senza nome per il Gestalt. Cos’è?! Ve lo spiego con un esempio. Se vi dico: “ 1,2….?”, sicuramente la vostra testa vi suggerirà qualcosa come “3” o addirittura qualcosa come “3, Stella!”. Il Gestalt è la capacità innata del nostro cervello, di cercare automaticamente il complementare a qualcosa. I rami vuoti quindi, verranno nominati di conseguenza grazie a questa capacità.
  • E’ importante dare respiro alla fase di creativa, compilate la mappa mentale con calma alternando una fase produttiva ad una di rilassamento. Uscire per una mezz’ora o fare una pausa può essere enormemente produttivo. Non esistono tempi prefissati per creare la mappa, prendetevi tutto il tempo che volete.
Al termine del processo è quasi certo che vi sia uscita fuori una schifezza. Con un po’ di pratica invece, otterrete un qualcosa di eccezionale e multifunzionale. Vediamo perché:
  1.  Avrete riportato in un foglio tutto quello che pensate, lo sviluppo è stato fatto in maniera ordinata e profonda.
  2. Il foglio è colorato e gradevole alla vista. Molto meglio di una pallosissima lista.
  3. La visione a 360 è in realtà gerarchica, nei rami più grandi avrete messo le cose per voi più importanti e così via.
  4. Gerarchia è sinonimo di ordine.
  5. Avrete dato sfogo alla vostra creatività, stimolando zone del cervello che non vengono stimolate solitamente.
  6. Troverete nella mappa mentale qualcosa di molto più utile del solito appunto scritto a penna e troverete questo modo di rappresentare i pensieri come qualcosa di estremamente innovativo.
Il consiglio aggiuntivo che vi do è quello di prendervi il tempo che ci vuole e di non fare le cose di fretta.
Se siete curiosi (come me) leggetevi il libro. Ne vale veramente la pena.

Al termine della vostra opera d’arte avrete di fronte tutto l’occorrente . Potete scegliere direttamente una volta consultato il foglio o utilizzando il “Metodo della Bussola” che trovate nel post precedente.
A titolo di esempio vi riporto un'altra mia mappa mentale. Se volete altre delucidazioni potete tranquillamente cercare delle immagini su google.
Mappa Mentale sul Metodo Asa-Ichi


lunedì 3 ottobre 2016

Il Metodo della Bussola

 “Niente è più difficile, e quindi prezioso, dell’abilita di saper prendere decisioni.”
Napoleone Bonaparte

Questa affermazione fatta da Napoleone Bonaparte in persona racchiude in se il motivo principale del vostro disagio. L’arte del “ decision making” è difficile da imparare. Spesso e volentieri anche i professionisti sono in crisi.
Questo metodo, che mi è stato consigliato da un'amica in un periodo cruciale della mia vita, viene proposto anche in corsi di formazioni aziendali e per manager. 
Nel vostro piccolo, voi potrete usarlo come tecnica per districarvi nelle infinite strade percorribili o nel “semplice” bivio che vi sta di fronte.
Personalmente non ho applicato questo metodo nel periodo universitario, ma esserne stato a conoscenza a suo tempo, mi avrebbe fatto davvero comodo.
Se avete letto il post precedente, avrete già delineato le scelte più calzanti per il vostro futuro. Ora non vi resta altro che smettere di procrastinare, consci di aver ben ponderato tutte le variabili.
Qui di seguito trovate un’immagine che rappresenta il modo di operare della tecnica della bussola. Vi invito ora a concentrarvi in alcuni aspetti che non devono passare come superficiali.
Struttura del Metodo della Bussola


Lo schema infatti utilizza innanzitutto dei “vettori” comunemente chiamate frecce. In realtà il termine vettore indica intrinsecamente un movimento. Lo schema quindi induce già di per sé al moto, allo spostamento da una situazione ad un’altra. I vettori presenti sono 11, cinque vertenti il centro e sei uscenti. La direzione delle frecce richiama quindi il concetto di INPUT e OUTPUT. 
Al centro invece, ci siete voi, il nucleo che processa i dati che ivi sono convogliati dai vettori di ingresso. 
Nel complesso la struttura tende a rappresentare un cerchio, ovvero qualcosa di armonioso, che ispira sicurezza. Questa rappresentazione ricorda molto un’altra tecnica, utilizzata però per ottimizzare il modo di apprendere, memorizzare, creare e organizzare, ovvero la Mappa Mentale. (Ne parlerò nel prossimo post).
Passiamo ora all'analisi della tecnica.
Quest’oggetto, buttato li così, può sembrare qualcosa di arcano e complicato, ma in realtà non lo è.
Fondamentalmente, questo schema va letto così:  Prima di operare una scelta difficile:
  • Poniti queste 5 semplici domande 
  • Scegli una tra le sei possibili vie d’azione.

Per rispondere alle domande, vi serviranno carta e penna per prendere appunti.

1.       Da dove vieni? la risposta serve per scrivere nero su bianco chi eri prima di arrivare a questo punto e cosa sei adesso; aggiungete anche stati d’animo  e formazione (es. spensierato studente del liceo) ed eventi decisivi della vostra vita che vi hanno portato al punto in cui siete ora. 
2.  Cosa conta davvero per te? Con questa domanda mettete in risalto i vostri punti cardinali(ecco perché metodo della bussola). Scrivete 4 cose importanti della vostra vita, così importanti da essere ritenute le più fondamentali. Vanno benissimo cose come: successo, viaggiare, responsabilità, famiglia, amici, divertimento, natura. Siate sinceri con voi, il foglio è vostro e potete tranquillamente farlo in tutta privacy.
3.   Chi conta davvero per te? In questa parte riportate chi è in grado di influenzare le vostre decisioni e a chi prestate ascolto. Considerate le persone di fiducia e quelle che vi impauriscono in modo da tenere bene a mente chi sono le persone fondamentali della vostra vita
4.   Cosa ti trattiene? Evidenziate quali sono le vostre paure nella scelta. Insicurezza sui propri mezzi, sull’affinità con il corso, sulla possibilità di trovare lavoro, sulla difficoltà di vivere da soli e magari lontani da casa. Riportate cosa vi tiene bloccati.
5.   Cosa vi spinge? Scrivete la forza motrice che vi fa muovere in una direzione rispetto ad un’altra. Scrivete perché sarebbe bello farlo e quali sono i pro e i contro scaturiti dalla vostra scelta.
Visto che chi dovrà "digerire" i dati di input sarete voi e voi soltanto, con queste semplici domande avrete dato una bella organizzata alle vostre idee.
Se siete pasticcioni e non avete ordine nei vostri pensieri vi consiglio di fermarvi qui, e leggere il post seguente riguardo le “Mappe Mentali” per riprendere in seguito la lettura.
Se siete ordinati, procedete leggendo la spiegazione dei vettori di Output ovvero le cosiddette “Vie d’azione”.

  •       La via che ti affascina. Se nel passato vi è capitato di seguire il vostro istinto con successo e volete provare nuovi brividi sulla vostra pelle, uscendo dalla monotonia classica e ascoltando i consigli di chi ti fidi, devi seguire la via che ti affascina. 
  •       La via sognata. Differisce dalla prima perché contempla un’analisi dei sacrifici che siete disposti a fare. Se avete motivazioni solide e nessun sacrificio vi sembra equiparare quell’ardore che la vostra gratificazione a scopo raggiunto potrebbe darvi, intraprendete, senza esitazione, questa strada.
  •      La via razionale. Se reputate che le persone che vi stanno vicine hanno più giudizio di voi e la sicurezza rientra delle cose necessarie per andare avanti, dovete perseguire la strada più razionale.
  •      La via del ritorno. Se vi trovate in forte dubbio e non sapete se è meglio o no abbandonare la barca, la via del ritorno è la strada da percorre. Badate bene, non è una sconfitta: è totale maturità intellettuale capire che l’università non fa per voi.
  •      La via nota. Questa è la scelta di cui si sanno più particolari. Ci permette di intraprendere un cammino sereno e appagante. I pericoli sono noti fin dall’inizio e non fanno così tanta paura.
  •      La via sconosciuta. "Only the Brave", la percorrono solo i più coraggiosi. La voglia di buttarsi è così grande che non vi interessa cosa c'è di sotto. Partire e viaggiare senza meta per poi ritrovarsi, per mettersi alla prova. Se scegliete questa strada non mi resta che farvi un grosso in bocca al lupo!
Arrivati al termine della lettura, il 99% di voi avrà finalmente trovato la sua strada. Se avete risposto con il cuore alle domande saprete quale destino vi spetta. Non vi resta che cominciare!

Per il restante 1% delle persone, ovvero quelle persone che hanno difficoltà nell'ordinare i pensieri, ho in serbo l'ultima perla: la creazione di una "Mappa Mentale".



sabato 1 ottobre 2016

Come Scegliere

In questo post cercherò di indirizzarvi sulla giusta strada, 
analizzando a posteriori il percorso che ho da poco concluso.
Ci tengo a sottolineare che quanto segue non è l'unico modo per scegliere ma è un ottimo modo per farvi ragionare.

Per intraprendere questo tipo di scelta, bisogna tener conto di 3 aspetti fondamentali:
  1. E' necessario fare un'analisi critica verso sé stessi.
  2. E' giusto coltivare i propri interessi.
  3. E' consigliabile tenere conto delle prospettive future di lavoro.
La scelta deve essere condotta facendo intersecare il più possibile questi tre fattori.
Procediamo analizzandole una per una.

1. E' necessario fare un'analisi critica verso sé stessi.

Il perché è naturale: dovete essere consci che impiegherete buona parte del vostro tempo a studiare. Già di per sé è noioso, quindi chiedetevi più e più volte se siete disposti a farlo. Dover studiare può voler dire saltare feste, serate in discoteca, bagni in piscina ecc ecc. Cominciate a pensare allo studio come lavoro a tutti gli effetti.
Quantificate bene la capacità di essere costanti e le vostre energie; in linea di massima prima si finisce e meglio è.
Non intraprendete crociate, saranno solo una grossa perdita di tempo e denaro. In più, questo potrebbe ledere la vostra autostima. E' molto più saggio non iscriversi che iscriversi e finire in 10 anni tra mille agonie.

Se vi sentite in possesso di tutto l'occorrente, siete sulla buona strada.


2. E' giusto coltivare i propri interessi.

I propri interessi sono simili ai propri sogni. Se si sogna di voler andare sullo spazio, studiare ingegneria aerospaziale o aeronautica può essere la cosa giusta. Fatto sta, che per andare sullo spazio non serve solo una buona testa, ma anche altre qualità, come quelle fisiche ad esempio.
Scegliere qualcosa che permette di coltivare i vostri interessi vi darà una grande spinta. Vi troverete a studiare cose che vi piacciono e vi sembreranno oggettivamente molto meno noiose. Per la maggior parte degli esami, lo studio scorrerà liscio e senza grandi intoppi, caricandovi a molla e soddisfacendo la vostra voglia di sapere e la vostra curiosità. 
Sinceramente, credo che questo sia il fattore che incida di più dei 3 visto che una volta laureati nella materia di vostro interesse, vi sentirete più realizzati come persone.

3. E' consigliabile tenere conto delle prospettive future di lavoro.

Parliamoci chiaro: sappiamo già in che direzione il Mondo si stia muovendo.
Cogliete questo spunto come un vantaggio. La tecnologia è in continua evoluzione, soprattutto nell'ambito ITC. Ci sarà sempre bisogno di occuparsi della salute delle persone, visto l'aumento dell'aspettativa di vita media e ci sarà sempre più bisogno di saper organizzare in meno spazio e con meno sprechi di energia. Questi sono solo alcuni dei temi che riguarderanno le professioni future, se non sono stato abbastanza chiaro potete dare uno sguardo al link qui sotto.
le 10 professioni richieste nei prossimi anni secondo Panorama
Un'altra valida possibilità per rendersi conto di quello che bolle in pentola in tema lavorativo, è quello di sbirciare in qualche sito di contatti professionali, vedi LinkedIn, Monster ecc. Qui le proposte sono un po' meno lungimiranti ma sono sicuramente attendibili.
Potete 
semplicemente trovarli cercandoli su google.


Se terrete conto di questi tre temi fondamentali, riuscirete ad individuare la facoltà che fa per voi.
Nel caso in cui trovaste di fronte ad un bivio e non riusciste a scegliere, vi invito a leggere il post seguente, che ha come tema centrale il metodo della bussola.