lunedì 7 novembre 2016

Prepararsi al primo esame

Tosta Eh??!

Dopo che avrete racimolato tutti gli appunti non saprete da che parte farvi.
Lo so, è normale. Già di primo impatto la mole dei fogli e dei libri che dovrete consultare mette sconforto.
Ma pensiamo positivo: non siete pazzi e vi siete organizzati in modo tale da non dover fare grosse mangiate di libri, ergo, avete a disposizione un arco temporale accettabile per prepararvi in tutta tranquillità.
Confrontandovi con gli altri, siete riusciti a capire quanto tempo vi ci vorrà per preparare il vostro primo esame (se non l'hai ancora fatto, clicca qui  e leggiti il punto 5, "metro di misura").
Io, personalmente, fissavo una data sul calendario e, una volta arrivato il giorno "X" mi mettevo il cuore in pace e cominciavo a studiare.

In base alle proprie caratteristiche personali, ognuno sviluppa il suo metodo di studio.
C'è chi legge e ripete, chi scrive, chi sottolinea solamente.
Sperando che possa esservi utile, ho buttato giù due righe con i punti salienti del mio metodo, con il quale ho preparato tutti gli esami.
Lo ritengo affidabile ed efficace, visti anche i risultati.

1. Da dove partire.

Semplice, da dove volete, tanto dovrete fare tutto!
Scordatevi la favola di passare l'esame studiando la metà della roba. Se si studia tutto non ci sarà bisogno di fare gli ipocriti e di dare colpa alla sfortuna o ad una giornataccia del professore, nel caso in cui veniate bocciati.
Se ciò non vi aiuta, partite della parte che vi piace di meno.
Perchè??! Perchè "Cosa fatta, capo ha" ovvero, una volta sbrogliato l'argomento più ostico e noioso, passerete a qualcosa per voi più gradevole.
In questo modo vi salvaguarderete. Con l'accumularsi del tempo passato sui libri, la voglia e le energie diminuiranno e se la lettura non è piacevole, studiare sarà un vero e proprio penare a tutti gli effetti.

2. Ad ogni cosa il suo tempo.

Sinceramente, ho trovato giovamento nel non passare ad argomento nuovo finché non avessi appreso il filo conduttore del discorso.
In questa fase createvi l'ossatura forte di ogni argomento, per avere, più avanti, una base solida sulla quale aggiungere tutte le nozioni accessorie. Createvi insomma delle buone fondamenta.
Partite dalla A e finite dalla Z, senza saltare una lettera. Talvolta questo vuol dire perdere anche un giorno su una pagina; daily routine.
Se non riuscite a sbloccarvi, chiamate i vostri colleghi e confrontatevi con il vostro gruppo di studi. Basta una parola di un compagno per sbloccarvi e comprendere una pagina, se non un capitolo intero.
Concludete tutti i vostri elaborati, macinando pagina dopo pagina e libro dopo libro.

3. E' utile riscrivere gli appunti?

Direi decisamente si. Per almeno due motivi.
   1) Vi consiglio di scrivere in fogli bianchi (quelli della stampante per capirci) con una bella penna Blu (meglio che nera) una Rossa e una Verde. Associate ad ogni colore un "valore" (ad esempio scrivete in rosso le ipotesi o sottolineate in verde le definizioni).
"L'ordine aiuta la memoria e fa risparmiare tempo", non mi stancherò mai di dirlo.
E' vietato scrivere con la matita. Inconsciamente il vostro cervello sa che può essere cancellata ed è scientificamente provato che ciò si riflette su quello che si apprende (e questo non deve succedere!).
  2) Rielaborare scrivendo riordina le idee e permette di creare un sunto. In questo modo è molto più facile memorizzare visivamente una pagina creata da voi rispetto ad una creata da qualcun altro.

4. Quando leggere e ripetere a voce alta?

Dipende da quello che si studia. Personalmente, non riuscivo ad apprendere leggendo e ripetendo. Vuoi perché non ero abituato o perché scrivendo vedevo fisicamente quello che stavo dicendo, mettendo così in risalto gli errori.
Poi provate a ripetere a voce alta una dimostrazione di Analisi Matematica... impossibile.
Sono per lo scrivere, scrivere e scrivere ancora.
Ripetevo solo agli altri qualche giorno prima dell'esame. L'importante è avere in testa un filo logico da seguire...nel mio caso le parole venivano da sé all'esame. Forse questo dipende anche dall'abilità nel colloquiare.
Se avete scelto un'università a carattere letterario, penso che quanto scritto sopra sia decisamente confutabile. In questo caso giostratevela a vostro piacimento, sempre senza diventare un incubo per il vostro vicino di stanza che potrebbe arrabbiarsi nel sentirvi ripetere giorno e notte.

5. Come organizzare il tempo a disposizione.

Qui rende bene l'idea un esempio pratico. Supponiamo di avere a disposizione 30 giorni netti per preparare un esame. Io dedicherei:
18-20 giorni a fare un giro completo di tutto il materiale, rielaborando gli appunti fino ad essere in grado di poter esporre in maniera corretta di tutti gli argomenti.
5-7 giorni a ripetere (che per me vuol dire riscrivere) quanto appreso nei 18-20 giorni precedenti, curando ad hoc forma e contenuti.
E' in questa fase che si colmano le lacune, si affrontano i dubbi e si va a consultazione dal professore. Nei giorni precedenti vi siete fatti una cultura in materia, quindi siete in grado di sostenere un colloquio decente con chi ne sa più di voi (evitate di andare e fare figuracce!). Approfittatene anche per farvi vedere interessati da chi vi interrogherà all'esame.
6-2 giorni confronto con il team. In questa fase ero solito domandare ai colleghi: "Cosa diresti riguardo questo argomento?" e rimanevo ad ascoltare la risposta.
Questa è la fase più importante. Capita spesso che qualcuno abbia colto sottigliezze che vi siano sfuggite ma che in realtà si dimostreranno cruciali in sede d'esame. Non siate passivi in questa fase. Esporre ai vostri compagni, vi preparerà indirettamente al colloquio con il professore che reciterà la parte di quello che: "Scusi, ma non capisco".
Non a caso la somma fa 29. 
l'ultimo giorno rilassatevi.
Cercate di non stare sui libri; imparate a farvi bastare i 29 giorni precedenti.
Riposate la mente e tenetela brillante per il giorno decisivo (domani), riguardando, solo se serve, qualche domanda qua e là.
Andate a letto presto, non mangiate pesante e bevetevi una bella tazza di camomilla.


Sperando di avervi dato una bozza sulla quale lavorare, resta comunque il fatto che ognuno si organizza per come gli resta meglio. In questo post ho semplicemente cercato di trascrivere quello che penso sia un buon metodo di studio, una linea guida insomma.
Sentitevi liberi di prendetela come spunto e modificarla a vostro piacimento.










giovedì 3 novembre 2016

Scegliere il primo esame da sostenere

Cosa è meglio o peggio?

Siamo a Novembre. Halloween è passato e la breve sosta pure.
Tra i banchi si comincia a sentire: "Penso proprio che preparerò filosofia per Gennaio..." oppure: "Ieri ho cominciato a studiare per l'esame di biologia...".
Queste frasi portano con se una sorta di angoscia condivisa con gli altri; ebbene sì, la prima sessione di esami sta arrivando. Cosa fare? Quando fare?
In sostanza, meglio prendere la cosa in anticipo che arrivare lunghi.
Penso che sia improprio preparare un esame in meno di tre settimane, a meno che non sia palesemente semplice.
Molto dipende anche da quale esame sceglierete di sostenere per primo.
Le opzioni sono due e dipendono molto dalla vostra personalità e dalla vostra temperanza.

Caso A)
Siete studenti che hanno bisogno di una sorta di incoraggiamento.
L'università sembra un mondo troppo grosso per voi e non vi siete ancora resi conto di quello che vuol dire frequentarla. Non preoccupatevi, succede a molti ed è successo anche a me.
In vista della sessione di Gennaio, vi consiglio di preparare un esame in cui siete già ferrati (Io preparai chimica, in cui alle superiori andavo forte), per vedere che aria tira e come rispondete fisicamente e mentalmente allo stimolo.
Cercate di vedere quanto siete abituati a stare sotto scacco e come affrontate le situazioni di stress.
Se l'esame andrà a buon fine (E ve lo auguro!) sfrutterete la spinta data dall'entusiasmo per infilarne altri nei mesi successivi.
Occhio però a non adagiarvi sugli allori (non fate come feci io!): avete  superato un esame, ma eravate già preparati da prima. Per il prossimo saranno richiesti sforzi più consistenti.
Comunque, non buttatevi giù se non lo passerete.
E' necessario un po' per carburare, ma la costanza dà sempre i suoi frutti.

Caso B)
Siete studenti navigati. Avete passato i 5 anni del liceo a studiare e studiare, e sapete cosa vuol dire dedicare anima e corpo allo studio.
Non avete timore di quel che sarà preparare l'esame perché, in fin dei conti, lo avete sempre fatto e lo avete fatto bene.
Se siete quelli del tipo: "togliamoci subito il dente malato", Allora rimboccatevi le maniche e affrontate il mostro peggiore sin dall'inizio.
90 volte su 100 ce la farete al primo colpo. 9 su 10 riuscirete al secondo.
Ma attenzione, Se siete quell' 1 su 100 che non riesce a fare il colpaccio, o avete mentito e dovevate scegliere l'altra strada o io comincerei a chiedermi se quest'università faccia al caso mio.
Non scoraggiatevi se vi trovate in questa situazione, la fase iniziale è comunque abbastanza critica per tutti. Arrivati a questo punto vi consiglio di ritornare sui vostri passi e seguire la strada A) o magari, rileggere i miei primi post su come scegliere l'università che fa per voi cliccando qui.


Sia ben chiaro a tutti. Nessuno è infallibile.
Vi capiterà di essere rimandati, come è successo a me, ma è una cosa del tutto normale.
A volte si pensa di essere preparati e non lo si è, a volte vi capiterà di provare quella noiosissima sensazione di impotenza di fronte ad un maledettissimo vuoto di memoria.
E' tutto fisiologico e fa tutto esperienza. Non perdetevi d'animo: è troppo presto per farlo.

domenica 23 ottobre 2016

"Alea Iacta Est"

"Il dado è tratto."
Questa locuzione famosissima viene solitamente utilizzata quando si vuole indicare che è stata presa una decisione dalla quale non è più possibile tornare indietro. Se le cose sono andate come dovevano andare, state già camminando nel sentiero che vi condurrà al vostro futuro di professionisti.

Dovete sapere che la vita alla quale siete abituati subirà notevoli cambiamenti. Per le scelte fatte, vi potreste trovare lontani da casa, in città mai viste prima e a condividere un appartamento con persone sconosciute. 
Ma è proprio questo il bello. Il vivere fuori sede, o comunque anche il semplice dire: "Domani, vado in università" vi trasmetterà quel pizzico di responsabilità in più che mancava.
Ma essere responsabili vuol dire anche essere consapevoli. 
Ve lo dico chiaro e tondo: solo con tanti anni di sacrificio otterrete il così tanto agognato premio della laurea.

Con il passare del tempo vi accorgerete che principalmente sarà necessaria una cosa: la costanza. Sì, perché essere costanti, e a volte addirittura testardi, è quello che serve. Tenaci e pronti a buttare il cuore oltre l'ostacolo, che sarà sempre più grande a mano a mano che supererete esame dopo esame.

Ora che siete "Matricole" vorrei condividere con voi alcuni accorgimenti che per me si sono rivelati fondamentali. Lo so, alcuni di questi potranno sembrarvi quasi cavolate, ma vi giuro che da ognuno di essi, ne potrete trarre giovamento.

     1. Che tipo è il professore??!

Domanda da 1 milione di dollari. Direi che questo è il primo aspetto cruciale da affrontare. Che non me ne vogliano i docenti, ma molti di loro sono volubili, egocentrici, spocchiosi e soprattutto molti di loro sono stufi di spiegare ai "soliti stupidi ragazzi" le "solite stupide cose". 

Vi auguro di trovarne il meno possibile, ma preferisco partire prevenuto.
Fin dalle prime lezioni cercate di inquadrarlo bene. Cogliete quali sono i suoi punti deboli e quali sono le cose sulle quali non transige. Preparatevi ad affrontarlo in una battaglia in cui lui è armato di bazooka e voi di un fucile a piumini scarico.

     2. Chiedete in giro.

Non siate timidi, chiedete in giro qualunque momento. Amici, amici di amici, bidelli, segreteria, forum, bacheche e professori stessi. Se chiedere è lecito, rispondere è cortesia.
I feedback che riceverete dovranno essere poi filtrati dal vostro buonsenso ma in ogni risposta c'è sempre un fondo di verità.

     3. Create un team.

Siete immersi in un mondo nuovo e vi dovrete confrontare con persone che non conoscete. Nei primi giorni dovrete essere bravi ad inquadrare le persone che possono condividere con voi  una parte del percorso di studi.
A me, forse per il mio carattere estremamente estroverso, è stato molto semplice. 
Dopo una settimana sapevo chi era più in gamba di me, chi erano i prodigi della facoltà e chi se la sarebbe cavata più o meno in tempi e con fatiche simili alle mie. Allacciate i rapporti con chi pensate sia in grado di essere un fido compagno negli anni del corso; mal comune, mezzo gaudio.

     4. Dividetevi i compiti.

Non significa: "Te vai a lezione che io me la dormo, dopo studiamo insieme il pomeriggio...". Così non arriverete a natale del primo anno. 
Dividersi i compiti vuol dire, ad esempio, scambiarsi opinioni sulla lezione, passarsi appunti, elaborare argomenti differenti per poi presentarli ai membri del gruppo. L'unione fa la forza, non c'è frase più vera in questo contesto.

     5. Metro di misura.

Siano lodate Flavia e Francesca! A suo tempo queste due mie colleghe erano il punto di riferimento di molti studenti della facoltà e lo erano anche per me. Furono tra le prime a finire gli esami e ad elaborare degli appunti sui quali mezza facoltà ha studiato. Io presi loro come "calibro" per stimare le tempistiche con la quale prepararmi agli esami. 
"Allora... se loro ci hanno messo 20 giorni a preparare l'esame "X" a me ne servono almeno 30..." 
Così feci per tutta la triennale, ottenendo dei buonissimi risultati.
Usate anche voi qualcun'altro per tararvi sui tempi. Se invece preferite la carriera da solisti o siete così bravi da essere il punto di riferimento della facoltà, sentite quelli degli anni precedenti, male non vi farà.

     6. Occhio a non bruciarsi!

Durante i primi giorni, vi consiglio vivamente di essere come fantasmi.
Non in prima fila né in ultima, non in mezzo davanti ai prof. 
Defilatevi, terza o quarta fila va benissimo. 
Perchè??! 
I professori sono molto fisionomisti e, in più, amano "scherzare". 
Se siete deboli di cuore e non volete essere interpellati, chiamati alla lavagna o addirittura temete di essere derisi dalla risposta che potreste dare, non fatevi notare. Mi ricordo ancora quando il professore di analisi 1 scambiò un ragazzo per una ragazza sentendolo parlare. L'intera classe scoppiò in una fragorosa risata, coperta solo dal fragoroso crepitolio dell'autostima del ragazzo frantumata in un microsecondo.
Per la cronaca, il ragazzo non arrivò a Pasqua del secondo anno.
Non aprite bocca, a meno che non siate veramente in grado di sostenere il peso di tutti gli occhi dell'aula puntati addosso, sia che stiate dicendo una cosa giustissima che una gran michiata.
Godetevi lo spettacolo da dietro le quinte. Ci sarà il vostro momento di rivincita, anche con i professori.

     7. Siate estroversi.

Il mondo è pieno di persone brillanti. Conoscetene quante più potete. Il loro pensare può arricchirvi come persona e come bagaglio culturale.

domenica 9 ottobre 2016

Scegliere l'università che fa per te

A questo punto, ognuno di voi ha trovato qual'è l'indirizzo più attinente alle sue caratteristiche, ma non ha ancora individuato la sede della facoltà. 
Mi spiego meglio.
Avete compilato la mappa mentale e avete utilizzato il metodo della bussola. Risultato: aspirate a diventare avvocato quindi avete deciso di frequentare giurisprudenza. Ma quale, tra le centinaia facoltà di giurisprudenza, scegliere? Meglio Pubblica o Privata? Meglio Roma o Milano??
In questo post voglio fornirvi informazioni,oggettive e certificate, a riguardo.

Non tutti sanno che le università sono sottoposte ad "Audit", ovvero a valutazione, eseguite da personale qualificato. Lo scopo della misurazione e quello di valutare parametri come: la qualità e quantità delle nozioni elargite, il tempo medio che un laureato impiega per trovare lavoro, la preparazione dei neolaureati in ogni singola facoltà italiana.
Questi enti valutatori, elaborano, a fine anno, un report accessibile a tutti, che viene pubblicato nel loro sito. In questa sede vorrei parlarvi, in particolare di due agenzie, che ogni anno si impegnano, elaborando statistiche e fornendo, a coloro che vogliono intraprendere una carriera universitaria, dati tangibili e imparziali.

Il primo di cui vorrei parlarvi è un'agenzia, che lavora a livello nazionale, di nome ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca). 
Se cliccate sul link, vi si aprirà direttamente una pagina nella quale potrete trovare diversi contenuti scaricabili e consultabili senza iscrizioni.
In sintesi, ANVUR si è presa la briga di suddividere (e valutare) tutte le facoltà italiane in 14 aree differenti, quali: 
  1. Scienze Matematiche e Informatiche, 
  2. Scienze Fisiche, 
  3. Scienze Chimiche, 
  4. Scienze della Terra, 
  5. Scienze mediche, 
  6. Scienze agrarie e Veterinarie, 
  7. Ingegneria Civile, 
  8. Architettura, Ingegneria 
  9. Industriale e dell'automazione, 
  10. Scienze dell’Antichità Filologico-letterarie e Storico-Artistiche, 
  11. Scienze Storiche Filosofiche e Pedagogiche, 
  12. Scienze Psicologiche, 
  13. Scienze Giuridiche, Scienze Economiche
  14. Statistiche e Scienze Sociali e Politiche
Passiamo ora ai contenuti del sito.
Nella tabella 1: VOTO MEDIO ED ECCELLENZA NELLE 14 AREE, sono stati riportati: il valore medio nazionale, passatemi il termine, "della qualità" di ciascun settore e la percentuale dei prodotti eccellenti che da li fuoriescono (vedi legenda).
E' ovvio quindi che, tanto più una facoltà si trova al di sopra del valore medio, tanto più è in grado di garantire una migliore formazione per lo studente. Vi riporto uno screen della tabella 1


Come potete notare, le aree sono 14, (alcune sono divise in sezioni a e b come ad esempio ingegneria e architettura, che compongono il settore 8), e, per ognuna di esse, è stata riportata la media nazionale e la percentuale di prodotti eccellenti. In prima battuta quindi, se volessimo scegliere una "buona facoltà", basterebbe trovarne una con valori maggiori del valore medio nazionale; se ricerchiamo l'eccellenza invece, andremmo a scegliere quella con valori il più possibile sopra alla media.



La ricerca delle eccellenza è stata agevolata grazie all'introduzione della tabella 4: UNIVERSITA' AL TOP IN TUTTE LE AREE. nel file troverete le università suddivise, in base alla loro affluenza, in grandi, medie e piccole.

Qui sopra, vi riporto uno screen che riguarda le"grandi università".
La graduatoria premia le strutture che hanno lo scarto maggiore tra il numero di aree “azzurre” e “verdi” e il numero di aree “rosse”. Nei casi di ex equo, è stato considerata come migliore la struttura che ha il numero maggiore di aree "verdi". Come possiamo vedere, Padova eccelle in molte aree.

Nella tabella:Le Università al top: Grandi Strutture troverete i risultati di tutte le facoltà in tutte le aree. Non posso non dire che in questa tabella, compare anche la facoltà di Ingegneria di Perugia, con un valore decisamente sopra alla media ovvero 1,31.



Il secondo sito di cui vorrei parlarvi è ALMALAUREA.
Il Consorzio Interuniversitario di Almalaurea è una piattaforma che fa da tramite tra neolaureati e il mondo del lavoro.
Oltre a contenere le offerte di lavoro pubblicate direttamente delle aziende, sono presenti delle statistiche che riguardano l'esito occupazionale di tutti gli studenti delle facoltà che partecipano al progetto.
La ricerca è piuttosto semplice. Una volta cliccato sul link, passate sopra il label "studenti e laureati". Cliccate sul campo "esiti occupazionali" e compilate gli spazi vuoti con l'ausilio dei menù a tendina. Vi sarà piuttosto facile, trovare i risultati dell'università che vi interessa (a patto che partecipi al progetto Almalaurea) e farvi un'idea di che aria tira.
Questi, ad esempio, sono gli esiti occupazionali della facoltà di giurisprudenza di Bologna.
























Ora che avete scelto anche la facoltà, non vi resta che rimboccarvi le maniche, farvi un grosso in bocca al lupo e andare... ma prima, per ingranare alla grande, vi consiglio di leggere il prossimo post!!!

giovedì 6 ottobre 2016

MAI RIMANDARE A DOMANI QUELLO CHE PUOI BENISSIMO FARE DOPODOMANI


Rimanendo sul tema della scelta, la citazione di Mark Twain che fa da titolo di questo post è l'argomento centrale dell'esperienza di Benedetta, carissima amica e compagna di corso con la quale ho condiviso gli alti e i bassi che la facoltà di ingegneria civile di Perugia ci riservava. 

Vi riporto direttamente i suoi pensieri a riguardo.

"MAI RIMANDARE A DOMANI QUELLO CHE PUOI BENISSIMO FARE DOPODOMANI"



Procrastinare dal latino “cras”: ”domani”, rinviare dall’oggi al domani allo scopo di guadagnare tempo o addirittura con l’ intenzione di non fare quello che si dovrebbe.
Non vi è mai successo di trovare più interessante navigare in internet piuttosto che studiare quella formula ostrogota di analisi matematica? O preferire di passare da un social ad un altro invece che imparare a memoria quell’antipatico articolo di diritto? 
Sfogliare riviste di moda ,di motori e macchine al posto di imparare a memoria tutto il libro di anatomia? E via dicendo, non me ne vogliano le altre facoltà!
A me è capitato molte, moltissime volte !!!
Sicuramente avrete letto molti articoli, guide, libri su come smettere, su quanto sia sbagliato procrastinare, su strategie e tecniche per non farlo (e ammetto di averlo fatto anche io). E se procrastinare di tanto in tanto non fosse così deleterio???

Chi sono io per dirvi se è giusto o sbagliato??
Mi presento: nome: Benedetta (“chissà se è un segno”), Età: 26 anni, segni particolari :studentessa di ingegneria (che se ne dica, le donne sono in minoranza ad ingegneria).

Secondo me ci sono situazioni nelle quali procrastinare può essere un chiaro messaggio del nostro cervello: ”HAI BISOGNO DI UNA PAUSA”.

Mi spiego meglio. Durante la giornata bisogna essere sempre brillanti, creativi, attenti, concentrati per stare al passo con i tempi, per tenersi stretto quel posto di lavoro, per ottenere risultati positivi agli esami, per produrre di più; a volte siamo così presi dalla nostra quotidianità frenetica che ci siamo dimenticati di riposare. 
Il cervello per funzionare al meglio ha bisogno di “ricaricare le pile” ,è  in questi casi che procrastinare è un chiaro segnale di “STOP, HO BISOGNO DI UNA PAUSA”!!!
Quindi, cari futuri studenti o forse già matricole o forse semplicemente studenti dopo un esame, prendetevi del tempo per voi, fate ciò che amate, divertitevi, rilassatevi.(prima no!)
E mi sento di darvi un consiglio che mi fu dato dal mio carissimo amico, fondatore di questo blog, Marco :
“Per forza non si fa nemmeno l’ aceto”. 
Questo è stato uno dei suoi motti che mi ha svoltato moltissime giornate. Spesso (o perlomeno così è successo a me) ci sentiamo obbligati a fare cose che non ci va di fare, per esempio studiare; e quindi leggiamo una pagina e poi chiamiamo un’ amica, poi rileggiamo la stessa pagina dopo la chiamata perché già abbiamo dimenticato il contenuto e guardiamo in chat se c’è qualcuno con cui scambiare due chiacchiere oppure usciamo a fare la spesa anche se abbiamo riserve di cibo e liquidi per ospitare una squadra di calcio per mesi e mesi. Insomma PROCRASTINIAMO .
E Allora, tra le tante chiamate che facevo nei miei periodi di procrastinazione, sentivo ripetermi questa frase e in quel momento lì mi sentivo viva, libera di scegliere. E così, dopo quel giorno di riposo di cui avevo bisogno (ma non me ne ero resa conto), ricominciavo con più grinta di prima nello studio. 
Quindi non sentitevi in colpa per esservi presi un po’ di tempo per voi!
E se procrastiniamo, perché non facciamo qualcosa di importante per noi o che non ci rende felice? Voi che ne pensate?? Si lo so, sono pesante, quindi vi abbraccio tutti, vi saluto e vi auguro una buona settimana. Hasta Luego!


Benedetta